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Ridefinizioni delle parti del sé

"Come possiamo arrivare alla comprensione profonda delle parti del sé dell'individuo senza dar loro voce, senza ascoltarle e consentire loro di soddisfare i propri bisogni o trovare mediazioni adeguate con il vivere interpersonale del cliente?" Ecco, questo è contenuto in un mio libro, La narrazione e l'autosvelamento nella clinica Ed. Sovera 2005 e su questo vorrei riflettere.
Su quanto il terapeuta riesce profondamente a comprendere la struttura complessa del cliente, senza compromettere il rapporto o creare forzature nei confini dell'altro. La psicoterapia cerca di dare un senso più profondo alle relazioni attraverso differenti vie che spaziano fino alla psicoanalisi attraverso l'utilizzo di tecniche differenti.
Nella Gestalt ad esempio avviene attraverso l'utilizzo della sedia vuota o della sedia bollente; nell'ambito degli interventi di psicologia familiare si tende a ricreare la storia delle relazioni e della famiglia, attraverso il genogramma e nella terapia junghiana uno strumento di aiuto molto valido è rappresentato dalla sabbia.
Una sedia vuota viene posizionata vicino al cliente, e su di essa vengono proiettate parte di sé spesso identificate in persone importanti nella propria vita quali ad esempio partner, genitori o figli. Creando questa differenziazione del tutto interna, è possibile facilitare la comunicazione con parti di sé spesso ereditate dall'esperienza relazionale che altrimenti rimarrebbero ancorate alla propria identità, con una evidente difficoltà di espressione. In questo modo, il paziente può attraverso un passaggio continuo tra le due parti -sé e l'altro- arrivare all'integrazione, trovando un accordo accettabile tra le parti stesse.
Nella tecnica della terapia della sabbia invece, quasi iniziando come un gioco, il paziente ha maggiori facilità di rilassarsi e concedersi una maggiore apertura all'esplorazione delle parti del sè, quasi senza accorgersene. Il vissuto che può essere sperimentato attraverso la sabbia, ci riporta alle esperienze infantili che inevitabilmente tutti viviamo e ci lega alla parte infantile profonda che rimane dentro di noi, spesso assopita. A quel sé bambino si rivolge il cliente inconsapevole, che attraverso l'azione corrosiva della sabbia, viene progressivamente portato alla luce.
Nel genogramma della terapia familiare viene consentito al cliente di definire a livello visivo la propria posizione rispetto al sistema familiare di cui fa parte: l'informazione sulle relazioni, sul modo di gestire i conflitti, sui diversi ruoli assegnati ad ogni membro, spesso tramandati di generazione in generazione, consentono di avere un quadro utile, ricco di informazioni e spunti per il lavoro in terapia.

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